Le Valanghe (parte 1)

Introduzione

Forse non tutti sanno che sciando fuori pista si corrono in pratica i medesimi rischi di uno scialpinista, primo fra tutti le valanghe, la cui indole, se così possiamo chiamarla, è ben chiarita da un famoso detto: La valanga cade dove è già caduta, dove non è mai caduta e dove non cadrà mai più. Per essere precisi, lo sciatore fuori pista corre “più” rischi di uno scialpinista: quest’ultimo, durante la lenta salita con le pelli di foca, ha avuto tempo e modo di esaminare il manto nevoso, i pendii e i canali circostanti, la direzione del vento, gli eventuali accumuli, facendosi quindi un’idea abbastanza precisa delle condizioni della neve e della sua stabilità, anche ai fini del rischio valanghe. Lo sciatore fuori pista, viceversa, portato velocemente in quota dagli impianti, si trova a sciare su una neve del tutto nuova, lungo pendii, canali, dossi e vallette sconosciute, con tutti i rischi connessi. Per concludere, lo sciatore che affronta il fuori pista, dovrebbe conoscere tutte le problematiche legate alle valanghe alla pari di uno scialpinista.

Il testo è stato redatto in collaborazione con il Dott. Giovanni Peretti, direttore del Centro Nivologico Regionale della Lombardia di Bormio.

Definizioni

Le valanghe in Valle Brembana Sviluppare in modo esaustivo le tematiche relative alla neve e alle valanghe richiederebbe quasi un’enciclopedia, tanti e tali sono gli argomenti che meriterebbero di essere trattati. In questa e nelle schede successive, cercheremo di essere il più chiari e semplici possibili, improntando il testo alla massima praticità e incisività. Saranno quindi esposte tutta una serie di informazioni e di norme di comportamento da mettere in atto prima e durante l'escursione o la discesa fuoripista. Non mancheranno indicazioni su cosa fare quando ci si trova nel bel mezzo di una valanga, oltre a poche ma utili nozioni di primo soccorso, rivolte ai superstiti.

DEFINIZIONI: Le valanghe, concettualmente, sono definibili come masse di neve più o meno grandi che si mettono improvvisamente in movimento lungo un ripido pendio montano, scendendo velocemente a valle. Le valanghe possono sostanzialmente suddividersi in due tipi:

- valanghe di neve a debole coesione: esse hanno un’origine (o punto di rottura) puntiforme, e sono inizialmente costituite da una piccola quantità di neve (solitamente meno di 1 metro cubo) che inizia a scivolare lungo il pendio. In questo movimento verso valle la massa di neve si ingrossa progressivamente, e occasionalmente può raggiungere dimensioni rilevanti;

- valanghe di neve a lastroni: esse sono costituite da grandi lastre (o strati) di neve compatta, che si mettono in movimento a seguito di una frattura nella lastra stessa. Lo spessore della lastra può variare dai 10 cm. ai 10 metri (mediamente intorno al metro), e la lunghezza della frattura può essere di pochi metri, ma può anche superare il chilometro! Sono queste le valanghe di gran lunga più pericolose per lo scialpinista e per lo sciatore che affronta il fuoripista, sia per la difficile individuazione che per l'enorme quantità di energia che si mette in movimento: un semplice lastrone rettangolare di 10 x 20 metri, dello spessore di 50 cm., pesa (mediamente) qualcosa come 25 tonnellate (il peso specifico della neve può infatti variare dai 30 ai 500 chilogrammi per metro cubo).

Fattori di formazione

I principali fattori che concorrono alla formazione delle valanghe sono, in pratica, gli stessi che occorre considerare in sede di prevenzione, sia prima di compiere la gita (studio della cartina, ascolto del bollettino nivo-meteo, raccolta di informazioni) che durante l'escursione e la discesa (studio e osservazione del terreno e delle condizioni della neve).

Neve fresca
La causa prima delle valanghe è costituita, ovviamente, dalle precipitazioni nevose, la cui entità comporta un graduale aumento del pericolo, secondo la seguente progressione indicativa, riferita a precipitazioni in assenza di vento sensibile: - fino a 30 cm.: il pericolo aumenta in modo trascurabile; - da 30 a 50 cm.: il pericolo è limitato ai pendii ripidi (oltre 30 gradi di pendenza), e si richiede già molta prudenza; - da 50 a 80 cm.: il pericolo interessa tutti i pendii, anche non ripidi; - oltre 80 cm.: il pericolo è grave e generale, interessando anche il fondovalle, le vie di comunicazione e i centri abitati; possibilità di valanghe eccezionali e catastrofiche.

Vento
Il vento è stato definito "il fabbricante di valanghe" (in particolare di valanghe a lastroni) in quanto determina la struttura del manto nevoso, creando accumuli sui pendii al riparo dal vento e "denudando" viceversa i pendii esposti. Si vengono così a creare cornici sulle creste, lastroni nelle conche e negli avvallamenti, mentre i costoni appaiono pressoché "pelati", ingannando sulla reale consistenza del manto nevoso. In presenza di vento, sono già sufficienti 10 - 20 cm. di neve fresca per creare una situazione di concreto pericolo.

La temperatura
La temperatura è il fattore determinante dell'evoluzione del manto nevoso:
- se la temperatura resta costantemente bassa, anche il pericolo di valanga si prolunga nel tempo, anche per mesi, in quanto la metamorfosi dei cristalli nevosi, e quindi l'assestamento, è rallentato;
- se la temperatura cresce gradualmente, la coltre nevosa può assestarsi e consolidarsi, con graduale diminuzione del pericolo. Se a questo riscaldamento graduale segue un raffreddamento, la resistenza del manto nevoso aumenta, con ulteriore diminuzione del pericolo; - se la temperatura si alza rapidamente, si ha un altrettanto rapido aumento del pericolo.

La struttura del manto nevoso
I cristalli di neve al suolo sono sottoposti a una continua trasformazione (metamorfosi), dovuta sia alla temperatura che alla pressione (peso) dei nuovi strati di neve fresca. Dapprima i cristalli di neve più complessi e ramificati tendono a rompersi e a cadere l'uno sull'altro: la neve si assesta e, se lo spessore e la pendenza del pendio superano un determinato limite, si hanno valanghe di neve a debole coesione. Le nuove nevicate, specie se accompagnate dal vento, possono poi creare strati di neve compatta e resistente, "nascosti" all'interno del manto nevoso, o anche in superficie. Questi strati (o lastroni) di neve possono facilmente non essere "uniti" (o saldati) tra loro, a causa soprattutto della cosiddetta "brina di superficie". Si hanno così strati di neve semplicemente appoggiati gli uni sugli altri, che possono mettersi in movimento sia per cause naturali (rottura dell'equilibrio interno) che per sollecitazioni esterne (passaggio di uno sciatore).

I pendii
Un altro elemento fondamentale da considerare è la morfologia del terreno, ovvero la pendenza, l'esposizione e la tipologia dei pendii su cui poggia la neve. Salvo casi eccezionali, il distacco di valanghe a lastroni è possibile solo su pendii aventi pendenza superiore a 25-30 gradi (tenere conto della pendenza massima, e non di quella media). Ovviamente un pendio pianeggiante può essere reso pericoloso da un sovrastante ripido pendio. Occorre considerare anche l'esposizione del pendio, per la sua rilevanza riguardo alla temperatura (le zone ombreggiate tendono ad assestarsi più lentamente) e ai venti (i pendii al riparo dai venti dominanti possono facilmente presentare accumuli e lastroni). Altrettanto importante è la configurazione del terreno, in quanto i dossi, i costoni e le creste sono generalmente più sicuri di conche, canali e avvallamenti. La conoscenza del terreno nelle sue condizioni estive è senz'altro utile: un ripido e uniforme pendio erboso è sicuramente più rischioso di una irregolare pietraia o di un versante ricco di vegetazione.


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